Newsletter Gennaio Febbraio 2026
Acto Italia intervista la neo-presidente Ilaria Bellet

Ilaria Bellet è un’economista sanitaria con oltre venticinque anni di esperienza nell’ambito della ricerca, della formazione e del management in sanità. È laureata in Economia aziendale e ha conseguito un master in ambito sanitario. Ha svolto attività di ricerca e docenza presso università e centri di ricerca, occupandosi in particolare di valutazione delle politiche sanitarie, modelli organizzativi e sostenibilità dei sistemi di cura.
Da oltre vent’anni opera in Sidera, dove ricopre il ruolo di Direttore Ricerca e Formazione, coordinando attività di progettazione e realizzazione di programmi formativi accreditati ECM rivolti ai professionisti sanitari e alle organizzazioni del sistema salute. Nel corso della sua carriera ha maturato una solida esperienza nella progettazione di percorsi formativi complessi, nel dialogo con le istituzioni sanitarie e nell’analisi dei processi organizzativi e decisionali in sanità.
Porta, inoltre, un vissuto personale come caregiver, paziente e donna portatrice di mutazione genetica BRCA1, che rafforza il suo impegno nella rappresentanza delle pazienti.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Dottoressa Bellet, che significato ha per lei questa nomina alla Presidenza di ACTO Italia?
Assumere la Presidenza di ACTO Italia è per me un grande onore, ma soprattutto una responsabilità profonda. ACTO Italia non è solo un’associazione: è una comunità viva, costruita nel tempo, fatta di donne, famiglie, caregiver, professionisti e volontari che condividono un impegno quotidiano e concreto. Guidarla significa mettersi al servizio di una storia importante, rispettarne le radici e, allo stesso tempo, accompagnarla con metodo e visione verso una nuova fase di consolidamento, rafforzando non solo il supporto alle pazienti ma anche il ruolo dell’associazione nel promuovere equità di accesso e qualità delle cure su tutto il territorio nazionale.
Come è nata la sua storia in ACTO Italia?
Ho incontrato ACTO Italia attraverso l’esperienza di mia sorella Emanuela. Accompagnarla nel percorso di malattia mi ha fatto conoscere da vicino il valore dell’associazione e il suo ruolo fondamentale per le donne e le famiglie. Da lì è nato un coinvolgimento naturale. Ho trovato fin da subito uno spazio di fiducia e di ascolto che mi ha permesso di contribuire in modo autentico. Il percorso è nato così, passo dopo passo.
Con Nicoletta Cerana c’è stata una sintonia immediata sul modo di intendere l’associazione: rigore, responsabilità e attenzione alle persone.
Il suo percorso professionale è molto articolato. Come si è costruito negli anni?
Il mio percorso professionale si sviluppa da oltre venticinque anni nell’ambito dell’economia sanitaria, della ricerca e della formazione. Ho lavorato in università e centri di ricerca e, da oltre vent’anni in Sidera, coordino attività di ricerca e formazione in sanità rivolte a professionisti e organizzazioni del sistema salute.
Questo percorso mi ha insegnato che le buone intenzioni non bastano: servono dati, metodo, capacità di lettura dei contesti e un dialogo strutturato e competente con le istituzioni.
In ACTO Italia porto questo metodo per rafforzare le progettualità di advocacy, lavorando sulla qualità dei percorsi di cura, sull’appropriatezza e sulla riduzione delle disuguaglianze territoriali, trasformando l’esperienza delle pazienti in proposte concrete e riconoscibili per il sistema sanitario.
Accanto al profilo professionale c’è una storia personale molto significativa. In che modo ha inciso sul suo impegno in ACTO Italia?
In modo determinante. Sono caregiver e paziente oncologica, pur non affetta da tumore ginecologico, e donna portatrice di mutazione genetica BRCA1. Queste esperienze hanno segnato profondamente la mia vita e hanno dato un senso ancora più chiaro al mio impegno. Ho toccato con mano quanto sia fondamentale non sentirsi soli, essere informati, ascoltati e accompagnati. È da qui che nasce la mia convinzione nel ruolo insostituibile delle associazioni di pazienti.
Quali valori guideranno il suo mandato alla Presidenza di ACTO Italia?
Ascolto, competenza e collaborazione. Vorrei che ACTO Italia continuasse a coniugare rigore scientifico e attenzione alle storie individuali, innovazione e umanità. Continueremo a lavorare per rafforzare i servizi alle pazienti, l’advocacy e il dialogo con il sistema sanitario, mantenendo saldo il legame con i territori, che restano il cuore pulsante della rete.
Come riesce a conciliare un impegno così intenso con la vita personale?
Sono una donna che tiene insieme lavoro, famiglia e impegno associativo. Essere moglie e madre di tre figli è una scuola quotidiana di equilibrio e concretezza. È anche da lì che nasce la mia attenzione ai temi della sostenibilità, della qualità della vita e della responsabilità verso il futuro.
Se dovesse lasciare un messaggio alle donne che incontrano ACTO Italia per la prima volta?
Direi loro che qui non sono definite dalla malattia. Sono persone, con una storia, dei bisogni e una voce che merita ascolto. ACTO Italia è qui per informare, accompagnare, rappresentare e per lavorare affinché la qualità delle cure e della vita diventino una priorità reale per tutte, ovunque si trovino.
Gruppo MITO: passaggio del testimone da Pignata a Lorusso

Il Gruppo MITO (Multicenter Italian Trials in Ovarian cancer), punto di riferimento internazionale per la ricerca indipendente sui tumori ginecologici, ha ufficializzato la nomina della Prof.ssa Domenica Lorusso come nuova Presidente. Lorusso raccoglie il testimone dal Prof. Sandro Pignata, che lascia la guida di un network oggi posizionato ai vertici dei consorzi cooperativi europei.
Il passaggio di consegne avviene in un momento di grande vigore per il Gruppo. Il mandato del Prof. Pignata ha infatti trasformato MITO in un motore di formazione per le nuove generazioni di specialisti e in un hub produttivo per trial clinici di rilevanza globale. La Prof.ssa Lorusso guiderà questa fase di transizione fino alle nuove elezioni del Consiglio Direttivo previste per il 2027, garantendo stabilità e slancio a un network che continua a ridefinire gli standard di cura nelle neoplasie ginecologiche.
Responsabile della Ginecologia Oncologica presso l'Humanitas San Pio X e docente all'Humanitas University, la Prof.ssa Lorusso vanta un curriculum di altissimo profilo con oltre 200 studi clinici gestiti e più di 350 pubblicazioni scientifiche. E’ inoltre componente dei consigli direttivi dei più prestigiosi enti mondiali come GCIG (Gynecologic Cancer InterGroup), ESGO (European Society of Gynaecological Oncology) e del comitato scientifico ESMO (European Society for Medical Oncology).
Sotto la sua presidenza, il Gruppo MITO punta a unire l’innovazione clinica a una visione fortemente multidisciplinare. Uno dei pilastri fondamentali del mandato sarà il consolidamento dell’alleanza tra il mondo della ricerca e le associazioni di pazienti, garantendo che i progressi scientifici si traducano in percorsi di cura sempre più personalizzati ed efficaci. Lorusso, infatti, fa parte del Comitato Tecnico Scientifico di diverse Associazioni attive nel campo dei tumori ginecologici, incluso quello di Acto Italia e nel quale è presente fin dalla fondazione.
Tumore ovaio: Regione Lombardia identifica i 9 centri di riferimento

Una vera e propria "rivoluzione organizzativa" per contrastare uno dei tumori femminili più complessi e aggressivi. Con la delibera approvata il 17 febbraio 2026, la Giunta Regionale della Lombardia, su proposta dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso, ha istituito la Rete regionale per le neoplasie ginecologiche.
Dal 1° aprile 2026, gli interventi chirurgici di resezione del tumore ovarico a carico del Servizio Sanitario Nazionale potranno essere eseguiti esclusivamente nelle strutture individuate dalla delibera. La strategia è chiara: concentrare i casi dove c’è più esperienza per garantire alle pazienti esiti migliori e percorsi di cura più rapidi.
La "Short List" delle strutture di riferimento
Sulla base di un'analisi tecnica rigorosa, sono stati individuati i centri che costituiranno i pilastri della nuova rete chirurgica. Di seguito le strutture autorizzate:
- Istituto Europeo di Oncologia (IEO) – Milano
- Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori – Milano
- IRCCS Ospedale San Raffaele – Milano
- Humanitas San Pio X – Milano
- Ospedale Filippo Del Ponte (ASST Sette Laghi) – Varese
- Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori – Monza
- ASST Papa Giovanni XXIII – Bergamo
- ASST Spedali Civili – Brescia
- Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo – Pavia
La rete regionale si focalizza al momento su queste strutture chiave, con la possibilità di aggiornamenti annuali basati sul mantenimento dei requisiti.
I Criteri di Selezione
La scelta non è stata politica, ma basata su parametri oggettivi e standard internazionali, in particolare le raccomandazioni della Società Europea di Ginecologia Oncologica (ESGO). I criteri principali utilizzati sono:
- Volume di attività: È stato fissato un numero minimo di interventi annui (soglia minima solitamente individuata in 20-30 casi per centro) per garantire che l'equipe chirurgica abbia l'esperienza necessaria per gestire casi complessi.
- Multidisciplinarietà: Presenza obbligatoria di un team che comprenda non solo il chirurgo oncologo ginecologo, ma anche l'oncologo medico, il radioterapista, il patologo esperto e il genetista.
- Presa in carico totale: Capacità di gestire il percorso pre e post-operatorio con agende dedicate per abbattere le liste d'attesa e garantire controlli periodici certi.
- Ricerca e Innovazione: Partecipazione a trial clinici internazionali e disponibilità di test molecolari avanzati (come i test BRCA e HRD) per la medicina personalizzata.
Per quanto riguarda la gestione delle pazienti, ecco i punti chiave
- Agende dedicate: I centri autorizzati devono garantire canali d'accesso prioritari per le visite pre e post-operatorie.
- Programmazione strutturata: L'obiettivo dichiarato dall'assessore Bertolaso è ridurre la frammentazione delle cure per garantire tempestività tra diagnosi e intervento.
- Punto di accesso unico: Anche se l'intervento avviene in uno dei 9 centri, la diagnosi e il follow-up possono iniziare negli ospedali del territorio, che però hanno l'obbligo di coordinarsi con la rete centrale.
L'obiettivo dichiarato dall'assessore Bertolaso è quello di offrire una sanità "centrata sui bisogni delle pazienti". La centralizzazione non significa allontanare il cittadino dalle cure, ma assicurargli l'accesso alla migliore chirurgia possibile al primo colpo, elemento che nel tumore dell'ovaio è il principale fattore predittivo di guarigione.
Le strutture che non rientrano nell'elenco potranno continuare a occuparsi di diagnosi e di terapie mediche, ma dovranno obbligatoriamente indirizzare le pazienti verso uno dei 9 centri per l'intervento chirurgico, all'interno di un protocollo di rete coordinato.
Seminario ENGAGe: poster di Acto Italia su "Salute in Movimento"

Dal 26 al 28 febbraio 2026, la capitale danese si è trasformata nel fulcro europeo della lotta ai tumori ginecologici. In occasione del 27° Congresso della European Society of Gynaecological Oncology (ESGO), la rete ENGAGe ha tenuto il suo 14° Patient Advocacy Seminar, l’appuntamento annuale che mette al centro la voce delle pazienti e dei loro rappresentanti.
Tra gli argomenti toccati innovazione e comunicazione, partecipazione delle pazienti alla stesura delle linee guida cliniche e dell’accesso equo a livello europeo, ottimizzazione del dialogo medico-paziente per una cura realmente personalizzata.

Interessante la sessione dedicata alla visione dei poster sui temi selezionati tra gli abstract presentati dalle Associazioni sui rispettivi progetti. Acto Italia ha presentato il poster preparato da Ilaria Bellet, neopresidente, dedicato ai risultati positivi del progetto pilota "Salute in Movimento", che ha mostrato miglioramenti significativi nelle pazienti partecipanti, con risultati particolarmente notevoli a 3 mesi e ai 6 mesi dalla partenza del programma.
Il seminario non è solo un momento di aggiornamento, ma una piattaforma di "empowerment". L’obiettivo di ENGAGe — che riunisce oltre 80 gruppi di advocacy in Europa — è trasformare la figura della paziente da semplice fruitrice di cure a partner attivo nel processo decisionale e nella ricerca scientifica.
Importante anche la possibilità dello scambio di informazioni e buone pratiche tra le Associazioni di vari paesi, non solo europei.
World Cancer Day 2026: il racconto dei caregiver a #UNITEDBYUNIQUE

Il 4 febbraio 2026, in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, Palazzo Wedekind (Piazza Colonna) ha ospitato la conferenza stampa “#UNITEDBYUNIQUE”, un evento che ha voluto accendere i riflettori sulle persone che si prendono cura, spesso nell’ombra: i caregiver. L’iniziativa si è svolta nell’ambito del progetto “Salute: un bene da difendere e un diritto da promuovere”, coordinato da Annamaria Mancuso (Salute Donna ODV), con un messaggio chiaro: la salute è un diritto e va difesa con fatti e scelte concrete.
All’apertura istituzionale hanno partecipato il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato e il Capo Dipartimento Maria Rosaria Campitiello.
Il momento più intenso è stato quello dedicato alle “voci silenziose”: dopo la proiezione del cortometraggio “La luce nella crepa”, sono state lette storie di caregiver. Tra queste, la testimonianza di Ilaria Bellet, Presidente di ACTO Italia e caregiver della sorella Emanuela, che ha ricordato quanto la cura sia anche presenza, resistenza quotidiana, e dignità.

Il cuore del dibattito è stata la tavola rotonda intitolata "Riconoscere chi si prende cura", un confronto istituzionale che ha visto la partecipazione di esperti come l’oncologa Rossana Berardi e lo psicologo Paolo Guiddi. Importante il contributo dell'Intergruppo Parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”, rappresentato da esponenti come Vanessa Cattoi, Guido Quintino Liris, Ilenia Malavasi e Massimo Garavaglia. L’evento si è concluso lasciando alle istituzioni e al pubblico una riflessione sull'importanza di non lasciare nessuno da solo nella lotta contro il tumore.
Tumore dell’endometrio: Dostarlimab approvato in Italia in prima linea

Un’importante svolta clinica segna il futuro del trattamento del carcinoma endometriale in Italia. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di dostarlimab come terapia di prima linea per tutte le pazienti adulte con cancro endometriale primario avanzato o ricorrente, indipendentemente dal profilo molecolare (stato di MMR).
Il farmaco, un anticorpo monoclonale anti-PD-1, aveva già ottenuto il via libera lo scorso anno per il sottogruppo di pazienti con deficit di riparazione del DNA (dMMR/MSI-H). Oggi, l’estensione dell’indicazione alle pazienti senza tale deficit (pMMR/MSS) copre finalmente quell'ampia platea di donne che per vent’anni ha avuto come unica opzione la sola chemioterapia.
L’approvazione si fonda sui risultati dello studio internazionale RUBY, che ha dimostrato benefici senza precedenti in termini di sopravvivenza:
- Popolazione pMMR/MSS (70-80% delle pazienti): L'aggiunta di dostarlimab alla chemioterapia ha ridotto il rischio di progressione o morte a 24 mesi del 28,4%. Il rischio di sola morte è diminuito del 21%, con un incremento della sopravvivenza globale (OS) di 7 mesi.
- Popolazione dMMR/MSI-H (20-30% delle pazienti): In questo setting, i risultati sono definiti "inimmaginabili", con una riduzione del rischio di progressione o morte del 72%. A tre anni, il 78% delle pazienti trattate con l'immunoterapia era ancora in vita, contro il 46% del braccio di controllo.
Come conferma la Prof.ssa Domenica Lorusso, Direttore programma ginecologia oncologica Humanitas San Pio X, Milano: "Era ormai acclarato che l’immunoterapia in combinazione con la chemio avesse cambiato lo standard di cura delle pazienti dMMR. Ma queste pazienti rappresentano il 20-30% della popolazione con tumore dell’endometrio. Per la stragrande maggioranza c’era un unmet need inespresso, a cui oggi risponde questa ulteriore indicazione, che celebra l’arrivo e l’efficacia dell’immunoterapia anche in una popolazione che per 20 anni ha potuto contare solo sulla chemioterapia. Il Ruby è un tracking change, una pietra miliare. I 7 mesi di OS anche nel setting pMMR sono importanti e significativi: rappresentano una mediana, il che vuol dire che ci sono donne che ne beneficiano per molto più tempo. Questi risultati ci dicono che prima usiamo l’immunoterapia e meglio è."
Ma cosa ne pensano le pazienti? Ilaria Bellet, Presidente Acto Italia, si fa loro portavoce: "Oggi, per molte donne questa nuova indicazione significa una cosa semplice e potente: una possibilità in più quando la malattia fa paura e il tempo diventa prezioso. È un passo avanti concreto che può offrire maggiore controllo della malattia e più tempo di vita, con l’obiettivo di vivere quel tempo meglio. Come ACTO Italia ringraziamo l’azienda per l’impegno nella ricerca; ora la priorità è trasformare l’innovazione in accesso reale: informazioni chiare, percorsi rapidi e uniformi, e una presa in carico che tenga insieme cura e qualità di vita."
Infine, la voce dell’azienda che ribadisce l’importanza nella ricerca clinica della collaborazione tra aziende, clinici e associazioni pazienti, per arrivare sempre più a terapie in grado di curare ma anche di garantire una buona qualità di vita.
"Il raggiungimento di una sopravvivenza globale significativamente migliorata” – racconta Elisabetta Campagnoli, Direttore medico oncoematologia di GSK - “non è solo un traguardo scientifico: è la prova concreta che la ricerca rigorosa e l’impegno a fianco delle pazienti possono tradurre il lavoro scientifico in risultati tangibili. Questo successo ci responsabilizza a proseguire nella ricerca, a garantire terapie personalizzate e a rinnovare il nostro impegno per migliorare la qualità e la durata della vita delle persone colpite dalla malattia."
In Italia il tumore dell'utero è la quarta neoplasia più frequente tra le donne, con circa 9.000 nuovi casi ogni anno. Con il riconoscimento dell'innovatività da parte di AIFA, dostarlimab si configura come il nuovo standard di cura destinato a cambiare radicalmente la storia clinica di migliaia di pazienti.
Acto Lombardia: tumori ginecologici e sessualità in Humanitas San Pio X

Il 29 gennaio, l’Ospedale Humanitas San Pio X ha ospitato un nuovo incontro del progetto “Rifiorire insieme, con cura”, dedicato a un tema delicato e cruciale: sessualità e intimità dopo un tumore ginecologico. L’evento, in collaborazione con ACTO Lombardia, introdotto dal Dr. Signorelli e da Alessia Sironi, Presidente dell'Associazione, ha visto la partecipazione della dott.ssa Tiziana Dell’Anna, ginecologa oncologa e consulente in sessuologia, che ha dialogato con le pazienti presenti in sala e collegate da remoto.

Al centro, la necessità di superare il tabù che spesso circonda la vita di coppia durante e dopo le cure. La dott.ssa Dell’Anna ha spiegato con chiarezza l’impatto delle terapie: menopausa precoce dopo interventi radicali, secchezza e atrofia dovute a chemio e radioterapia. Cambiamenti che possono causare dolore e disagio, ma che non devono essere subiti in silenzio. La notizia positiva è che oggi esistono molte soluzioni. Sono state presentate strategie che vanno dalle terapie farmacologiche all’uso di tecnologie di supporto come laser, radiofrequenza e ossigenoterapia. Un ruolo importante è stato attribuito anche alla riabilitazione del pavimento pelvico per contrastare il dolore cronico.
L’incontro ha ribadito un concetto fondamentale: il “tempo di relazione” è anche “tempo di cura”. Con il supporto di ACTO, le pazienti sono state incoraggiate a non rassegnarsi: la qualità della vita non è un “extra”, è parte della cura.

“Chirurgia dell’Anima” di Luca Spaziante presentato in Senato

Presso la Sala Caduti di Nassiriya del Senato della Repubblica si è tenuta la presentazione del libro “Chirurgia dell’Anima: oltre la forma, verso l’essenza” (Autoritas Editore), opera del chirurgo Luca Spaziante, dirigente medico presso l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino e componente del Comitato Scientifico di ACTO Piemonte.
L’evento, promosso dalla Senatrice Paola Ambrogio, ha delineato una visione della medicina che mette al centro l’identità dell’individuo, contrapponendosi ai modelli artificiali e omologanti spesso imposti dai social media. Spaziante propone una lettura etica della chirurgia plastica, capace di fondere medicina, arte e filosofia, e introduce con chiarezza il principio dell’“etica del No” di fronte a richieste innaturali: un “correggere senza stravolgere” che si ispira alla scultura classica per far emergere la bellezza naturale e sostenere una rinascita dell’autostima. L’obiettivo finale non è l’omologazione, ma il raggiungimento del benessere psicofisico e sociale, trattando le ferite visibili come punto di partenza per prendersi cura anche di quelle “invisibili”, più profonde.

Accanto all’autore, era presente anche Elisa Picardo, ginecologa oncologa e Presidente ACTO Piemonte, che ha seguito e accompagnato questo progetto fin dalle sue origini, contribuendo a sostenerne la visione e il percorso. Un legame che racconta bene il senso di una rete che lavora “come si è sempre fatto quando le cose contano davvero”: con relazioni solide, fiducia e competenze che si riconoscono. In filigrana emerge infatti un punto essenziale: alcune ferite non riguardano solo il corpo, ma aprono fratture profonde tra ciò che si era e ciò che si teme di non poter più essere. In questo orizzonte, prendersi cura significa anche “ricucire”, accompagnando la persona in una riconciliazione con sé stessa, fino alla possibilità di ritrovarsi e dire: “Sono ancora io, anche così.”
La serata è stata arricchita dal dialogo con l’autore e dagli interventi di relatori di primo piano del mondo sanitario e del volontariato oncologico:
- Dott. Livio Tranchida, Direttore Generale dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino
- Prof. Maurizio Pompili, Professore Ordinario di Psichiatria presso Sapienza Università di Roma
- Prof. Francesco De Lorenzo, Presidente FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia)
Gli interventi hanno arricchito la presentazione mettendo a fuoco, da prospettive diverse e complementari, il valore di una medicina che non inseguе modelli artificiali, ma tutela identità e benessere della persona, riconoscendo anche il peso delle ferite “invisibili” che accompagnano quelle fisiche.
La moderazione è stata affidata alla giornalista Cristina Del Tutto, CEO & Founder di Radio Parlamentare – Percorso Consapevole, che ha guidato il confronto con grande efficacia, ritmo e sensibilità, valorizzando i diversi contributi e mantenendo il dialogo sempre centrato sui temi chiave della serata.
Il tema proposto dal libro ha suscitato curiosità e interesse trasversale, favorendo una partecipazione istituzionale particolarmente ampia, a testimonianza dell’attenzione verso contenuti capaci di unire dimensione sanitaria, sociale e culturale. Tra i rappresentanti intervenuti: Senatore Francesco Zaffini, Senatore Giorgio Maria Bergesio, Onorevole Guido Quintino Liris e Questore del Senato, Senatore Gaetano Nastri.
Ospedale Cà Foncello: Ginecologia Oncologica certificata ESGO

L’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso ha ottenuto l’accreditamento della European Society of Gynaecological Oncology (ESGO), diventando ufficialmente un centro di riferimento europeo per la chirurgia del tumore ovarico. Questo riconoscimento inserisce la struttura trevigiana in una rete internazionale di eccellenza, confermandone la qualità clinica e il valore per le pazienti del territorio, insieme al lavoro di ACTO Triveneto.
Il risultato nasce da un approccio multidisciplinare e da un lavoro di squadra che coinvolge oncologi, chirurghi, radiologi e patologi. Sotto la guida del dott. Enrico Busato e con il coordinamento del dott. Kilzie nelle fasi di accreditamento, il team ha dimostrato elevati standard nella chirurgia complessa, nell’accesso ai trial clinici, nella ricerca scientifica e nei percorsi di cura personalizzati, dalla diagnosi al follow-up.
Il Direttore Generale Francesco Benazzi ha espresso orgoglio per questo traguardo, sottolineando come il Ca’ Foncello si distingua per un’assistenza ai massimi livelli internazionali. Il riconoscimento si integra inoltre con l’attività regionale per i tumori eredo-familiari della mammella e dell’ovaio, consolidando la forza della sanità veneta in questo ambito.
Per le pazienti significa una cosa semplice: essere curate nel posto giusto fa la differenza.
Ospedale Careggi si conferma Hub Europeo per la Ginecologia Oncologica

Non è solo un punto di riferimento regionale, ma una vera e propria eccellenza sulla mappa della sanità europea. L'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi consolida il suo ruolo di leader nel trattamento delle patologie femminili più complesse, ottenendo l'accreditamento dalla Società Europea di Ginecologia Oncologica (ESGO).
Il riconoscimento, di durata quinquennale, certifica la struttura come centro di riferimento per la chirurgia del tumore ovarico avanzato, premiando il rispetto di rigorosi standard clinici, organizzativi e di volume.
Nella lotta contro il tumore ovarico, l'esperienza fa la differenza. Studi clinici internazionali confermano che essere assistiti in centri ad alto volume di interventi, come quello di Careggi, aumenta drasticamente le probabilità di successo e i tassi di sopravvivenza. La struttura fiorentina fa oggi parte della ristretta rete europea dell'eccellenza oncologica, garantendo alle pazienti l'accesso a protocolli chirurgici di ultima generazione.
Il successo di Careggi risiede nella sua organizzazione interna, un ingranaggio perfetto composto da diverse anime specializzate: Ginecologia Chirurgica Oncologica, Oncologia Medica Ginecologica, percorso genetico. La struttura è inoltre il polo d'elezione per la diagnosi e cura delle neoplasie trofoblastiche e gestazionali
A Careggi la paziente non è mai affidata a un singolo medico, ma a un'intera squadra. Attraverso il GOM, chirurghi e oncologi collaborano in tempo reale per cucire un piano terapeutico "su misura", affrontando ogni caso da molteplici punti di vista medici.
Grande soddisfazione anche per Acto Toscana che è presente al Careggi per portare la voce delle pazienti.