Tumori ginecologici: il caregiving cambia volto
Con il titolo “Il tumore non è solo una malattia della paziente” si è tenuto a presso Humanitas Pio X di Milano, il primo incontro nazionale dedicato ai caregivers oncologici, un momento di confronto tra esperti per accendere i riflettori sulla condizione di chi assiste le donne colpite da tumori ginecologici, patologie purtroppo in crescita che hanno un fortissimo impatto su tutta la famiglia.
Sotto la direzione scientifica di Rossana Berardi, Ordinario Oncologia UNIVPM e Direttore della Clinica Oncologica Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche, e di Domenica Lorusso, Responsabile del Centro di Ginecologia Oncologica Humanitas San Pio X Milano, l’evento ha affrontato i temi più diversi con cui i caregivers si confrontano quotidianamente: come alimentare correttamente la persona assistita, come accedere alle informazioni sulle terapie, come informarsi sui diritti sanitari (esenzioni ticket, riabilitazione) sui diritti lavorativi ( congedi, premessi retribuiti,) sulle possibilità di cura ( PDTA, cure domiciliari, terapie del dolore).
Purtroppo le risposte a queste domande sono poche perché il caregiver, pur essendo riconosciuto come fondamentale, non sempre riceve la stessa attenzione che viene data al paziente e questo perché in oncologia la centralità è del paziente, perché mancano strutture di supporto dedicate ai caregivers e perché in molte culture, compresa la nostra, prendersi cura del malato è considerato un dovere naturale della famiglia e soprattutto delle donne.
Ma se è la donna ad ammalarsi allora chi si prende cura di lei? A questa domanda ha risposto Nicoletta Cerana, presidente di ACTO Italia, presentando i dati di una ricerca qualitativa condotta nel giugno 2025 da ACTO Puglia su un campione di caregivers pugliesi. Dalla ricerca emerge che se in famiglia si ammala la donna chi si prende cura di lei nel 57% dei casi è un uomo, nel 90% dei casi è un familiare e nel 57% dei casi è il partner.
Nei tumori ginecologici la figura principale che assiste è il marito o il partner che affronta un percorso molto difficile e penalizzante per la propria vita personale.
Durante il percorso di assistenza gli interpellati hanno dichiarato di aver trascurato l’attività fisica (95% dei casi) , gli hobbies (90%), il riposo notturno ( 76%). Sono molto fiduciosi nella propria capacità di assistere la persona cara nelle attività quotidiane (71%) e nell’aiutarla ad esprimere i propri sentimenti (76%) ma solo il 14% si è dichiarato capace di affrontare il tema del fine vita ( il 67% non ha mai sentito parlare di cure palliative) e di aiutare se stesso in questo difficile percorso. Il 52% ha cercato un supporto psicologico e il 50% di quelli che lo hanno cercato si sono affidati a professionisti privati.
La ricerca proseguirà nelle altre Regioni Italiane per mettere a fuoco da Nord a Sud l’impatto che le neoplasie ginecologiche hanno sulle famiglie e sensibilizzare le istituzioni sulle problematiche specifiche dei caregivers.
“Abbiamo fortemente voluto questo momento importante di confronto con l’obiettivo di dare voce, spazio e dignità a chi si prende cura, diventando di fatto un pilastro del percorso terapeutico – hanno dichiarato al termine dell’incontro le responsabili scientifiche Berardi e Lorusso -– L’iniziativa vuole promuovere una maggiore consapevolezza sul loro ruolo, individuare strategie di supporto e favorire l’integrazione di questa figura nei modelli di assistenza”.