Tumore ovaio: Regione Lombardia identifica i 9 centri di riferimento

Una vera e propria "rivoluzione organizzativa" per contrastare uno dei tumori femminili più complessi e aggressivi. Con la delibera approvata il 17 febbraio 2026, la Giunta Regionale della Lombardia, su proposta dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso, ha istituito la Rete regionale per le neoplasie ginecologiche.
Dal 1° aprile 2026, gli interventi chirurgici di resezione del tumore ovarico a carico del Servizio Sanitario Nazionale potranno essere eseguiti esclusivamente nelle strutture individuate dalla delibera. La strategia è chiara: concentrare i casi dove c’è più esperienza per garantire alle pazienti esiti migliori e percorsi di cura più rapidi.
La "Short List" delle strutture di riferimento
Sulla base di un'analisi tecnica rigorosa, sono stati individuati i centri che costituiranno i pilastri della nuova rete chirurgica. Di seguito le strutture autorizzate:
- Istituto Europeo di Oncologia (IEO) – Milano
- Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori – Milano
- IRCCS Ospedale San Raffaele – Milano
- Humanitas San Pio X – Milano
- Ospedale Filippo Del Ponte (ASST Sette Laghi) – Varese
- Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori – Monza
- ASST Papa Giovanni XXIII – Bergamo
- ASST Spedali Civili – Brescia
- Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo – Pavia
La rete regionale si focalizza al momento su queste strutture chiave, con la possibilità di aggiornamenti annuali basati sul mantenimento dei requisiti.
I Criteri di Selezione
La scelta non è stata politica, ma basata su parametri oggettivi e standard internazionali, in particolare le raccomandazioni della Società Europea di Ginecologia Oncologica (ESGO). I criteri principali utilizzati sono:
- Volume di attività: È stato fissato un numero minimo di interventi annui (soglia minima solitamente individuata in 20-30 casi per centro) per garantire che l'equipe chirurgica abbia l'esperienza necessaria per gestire casi complessi.
- Multidisciplinarietà: Presenza obbligatoria di un team che comprenda non solo il chirurgo oncologo ginecologo, ma anche l'oncologo medico, il radioterapista, il patologo esperto e il genetista.
- Presa in carico totale: Capacità di gestire il percorso pre e post-operatorio con agende dedicate per abbattere le liste d'attesa e garantire controlli periodici certi.
- Ricerca e Innovazione: Partecipazione a trial clinici internazionali e disponibilità di test molecolari avanzati (come i test BRCA e HRD) per la medicina personalizzata.
Per quanto riguarda la gestione delle pazienti, ecco i punti chiave
- Agende dedicate: I centri autorizzati devono garantire canali d'accesso prioritari per le visite pre e post-operatorie.
- Programmazione strutturata: L'obiettivo dichiarato dall'assessore Bertolaso è ridurre la frammentazione delle cure per garantire tempestività tra diagnosi e intervento.
- Punto di accesso unico: Anche se l'intervento avviene in uno dei 9 centri, la diagnosi e il follow-up possono iniziare negli ospedali del territorio, che però hanno l'obbligo di coordinarsi con la rete centrale.
L'obiettivo dichiarato dall'assessore Bertolaso è quello di offrire una sanità "centrata sui bisogni delle pazienti". La centralizzazione non significa allontanare il cittadino dalle cure, ma assicurargli l'accesso alla migliore chirurgia possibile al primo colpo, elemento che nel tumore dell'ovaio è il principale fattore predittivo di guarigione.
Le strutture che non rientrano nell'elenco potranno continuare a occuparsi di diagnosi e di terapie mediche, ma dovranno obbligatoriamente indirizzare le pazienti verso uno dei 9 centri per l'intervento chirurgico, all'interno di un protocollo di rete coordinato.