Recidiva del TO: promettenti risultati dall'immunoterapia

Nel nostro Paese, il cancro all’ovaio è ancora uno dei tumori femminili a più alta mortalità con circa 5.423 nuovi casi nel 2024 e 3.600 decessi registrati nel 2022. Una delle cause principali della elevata mortalità è legata al fatto che molte pazienti non rispondono ai farmaci chemioterapici e ai farmaci a base di platino. Quando i farmaci smettono di funzionare la malattia progredisce, l’andamento peggiora e le possibilità di sopravvivenza diminuiscono.
Per poter superare il problema della resistenza, si stanno studiando alternative terapeutiche e nuove combinazioni di farmaci.
Al congresso annuale della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), sono stati presentati i risultati dello studio Keynote-B96 (Engot-ov65), che ha testato il farmaco immunoterapico Pembrolizumab (immunoterapia anti-PD1) in combinazione con chemioterapia (paclitaxel), con o senza l’antiangiogenetico bevacizumab, su pazienti con carcinoma ovarico ricorrente resistente al platino.
Dallo studio sono emersi risultati molto promettenti. Il trattamento con pembrolizumab ha ridotto il rischio di progressione della malattia o di morte del 30% .
“Per le pazienti con carcinoma ovarico ricorrente resistente al platino abbiamo attualmente a disposizione pochissimi trattamenti in grado di ridurre il rischio di progressione di malattia o di morte”, afferma Nicoletta Colombo, Direttore del Gynecologic Oncology Program dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. “I risultati dello studio KEYNOTE-B96 possono rappresentare un significativo passo avanti nel trattamento del carcinoma ovarico ricorrente resistente al platino e dimostrano che l’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia, con o senza bevacizumab, potrebbe diventare un’ulteriore opzione efficace per queste pazienti”.
Le ha fatto eco il dott. Gursel Aktan, vice president, global clinical development, Merck Research Laboratories che ha dichiarato: “Essendo la prima immunoterapia con dati che dimostrano un miglioramento della sopravvivenza in determinate pazienti con carcinoma ovarico ricorrente resistente al platino, questo regime a base di pembrolizumab ha il potenziale per cambiare il paradigma terapeutico per le pazienti con carcinoma ovarico ricorrente resistente al platino”.