Acto Italia intervista la nuova presidente Ilaria Bellet

Ilaria Bellet è un’economista sanitaria con oltre venticinque anni di esperienza nell’ambito della ricerca, della formazione e del management in Sanità. È laureata in Economia aziendale e ha conseguito un master in ambito sanitario. Ha svolto attività di ricerca e docenza presso università e centri di ricerca, occupandosi in particolare di valutazione delle politiche sanitarie, modelli organizzativi e sostenibilità dei sistemi di cura.
Da oltre vent’anni opera in Sidera, dove ricopre il ruolo di Direttore Ricerca e Formazione, coordinando attività di progettazione e realizzazione di programmi formativi accreditati ECM rivolti ai professionisti sanitari e alle organizzazioni del sistema salute. Nel corso della sua carriera ha maturato una solida esperienza nella progettazione di percorsi formativi complessi, nel dialogo con le istituzioni sanitarie e nell’analisi dei processi organizzativi e decisionali in sanità.
Porta, inoltre, un vissuto personale come caregiver, paziente e donna portatrice di mutazione genetica BRCA1, che rafforza il suo impegno nella rappresentanza delle pazienti.

Ecco cosa ci ha raccontato:

Dottoressa Bellet, che significato ha per lei questa nomina alla Presidenza di ACTO Italia?

Assumere la Presidenza di ACTO Italia è per me un grande onore, ma soprattutto una responsabilità profonda. ACTO Italia non è solo un’associazione: è una comunità viva, costruita nel tempo, fatta di donne, famiglie, caregiver, professionisti e volontari che condividono un impegno quotidiano e concreto. Guidarla significa mettersi al servizio di una storia importante, rispettarne le radici e, allo stesso tempo, accompagnarla con metodo e visione verso una nuova fase di consolidamento, rafforzando non solo il supporto alle pazienti ma anche il ruolo dell’associazione nel promuovere equità di accesso e qualità delle cure su tutto il territorio nazionale.

Come è nata la sua storia in ACTO Italia?

Ho incontrato ACTO Italia attraverso l’esperienza di mia sorella Emanuela. Accompagnarla nel percorso di malattia mi ha fatto conoscere da vicino il valore dell’associazione e il suo ruolo fondamentale per le donne e le famiglie. Da lì è nato un coinvolgimento naturale. Ho trovato fin da subito uno spazio di fiducia e di ascolto che mi ha permesso di contribuire in modo autentico. Il percorso è nato così, passo dopo passo.
Con Nicoletta Cerana c’è stata una sintonia immediata sul modo di intendere l’associazione: rigore, responsabilità e attenzione alle persone.

Il suo percorso professionale è molto articolato. Come si è costruito negli anni?

Il mio percorso professionale si sviluppa da oltre venticinque anni nell’ambito dell’economia sanitaria, della ricerca e della formazione. Ho lavorato in università e centri di ricerca e, da oltre vent’anni in Sidera, coordino attività di ricerca e formazione in sanità rivolte a professionisti e organizzazioni del sistema salute.
Questo percorso mi ha insegnato che le buone intenzioni non bastano: servono dati, metodo, capacità di lettura dei contesti e un dialogo strutturato e competente con le istituzioni.
In ACTO Italia porto questo metodo per rafforzare le progettualità di advocacy, lavorando sulla qualità dei percorsi di cura, sull’appropriatezza e sulla riduzione delle disuguaglianze territoriali, trasformando l’esperienza delle pazienti in proposte concrete e riconoscibili per il sistema sanitario.

Accanto al profilo professionale c’è una storia personale molto significativa. In che modo ha inciso sul suo impegno in ACTO Italia?

In modo determinante. Sono caregiver e paziente oncologica, pur non affetta da tumore ginecologico, e donna portatrice di mutazione genetica BRCA1. Queste esperienze hanno segnato profondamente la mia vita e hanno dato un senso ancora più chiaro al mio impegno. Ho toccato con mano quanto sia fondamentale non sentirsi soli, essere informati, ascoltati e accompagnati. È da qui che nasce la mia convinzione nel ruolo insostituibile delle associazioni di pazienti.

Quali valori guideranno il suo mandato alla Presidenza di ACTO Italia?

Ascolto, competenza e collaborazione. Vorrei che ACTO Italia continuasse a coniugare rigore scientifico e attenzione alle storie individuali, innovazione e umanità. Continueremo a lavorare per rafforzare i servizi alle pazienti, l’advocacy e il dialogo con il sistema sanitario, mantenendo saldo il legame con i territori, che restano il cuore pulsante della rete.

Come riesce a conciliare un impegno così intenso con la vita personale?

Sono una donna che tiene insieme lavoro, famiglia e impegno associativo. Essere moglie e madre di tre figli è una scuola quotidiana di equilibrio e concretezza. È anche da lì che nasce la mia attenzione ai temi della sostenibilità, della qualità della vita e della responsabilità verso il futuro.

Se dovesse lasciare un messaggio alle donne che incontrano ACTO Italia per la prima volta?

Direi loro che qui non sono definite dalla malattia. Sono persone, con una storia, dei bisogni e una voce che merita ascolto. ACTO Italia è qui per informare, accompagnare, rappresentare e per lavorare affinché la qualità delle cure e della vita diventino una priorità reale per tutte, ovunque si trovino.